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Covid-19: come sono cambiati i comportamenti dei consumatori.​​

Covid-19: come sono cambiati i comportamenti di consumo dei cittadini?​

Rischi e opportunità per le aziende e i brand.

La diffusione del COVID-19 a livello globale, e in modo particolarmente intenso in Italia, ha avuto un impatto significativo sui comportamenti d’acquisto e le abitudini  dei cittadini. Il lockdown disposto dal Decreto “Io Resto a Casa”, infatti, ha profondamente modificato molti aspetti della vita di ognuno di noi, soprattutto se si guarda ai consumi. Dalla “corsa all’accaparramento” nei supermarket all’aumento esponenziale degli acquisti online (Amazon) fino all’uso intensivo dei prodotti media/digitali (Internet, TV, Netflix, Radio, ecc.), l’espansione del Coronavirus nel nostro paese sta radicalmente trasformando il nostro modo di consumare.

Quanto queste trasformazioni saranno permanenti in futuro è ancora presto per dirlo, di certo le aziende e i brand non possono non raccogliere il guanto di sfida che la pandemia globale ha lanciato. Da questo punto di vista, è molto interessante analizzare i dati raccolti da Kantar (azienda di data management e consulting tra le più importanti al mondo) sulle opinioni di oltre 25mila consumatori provenienti da oltre 30 Paesi. Con sintesi efficaci, infatti, i dati raccolti nel report offrono ai brand uno strumento di ascolto chiaro ed efficace per rimanere connessi (e vicini) alla propria clientela durante l’emergenza pandemica.

Passando in rassegna i dati dello studio si rileva che:

  • stando a casa è aumentata significativamente la fruizione dei media, in particolare della navigazione web (+70%), della tradizionale TV (+63%) e infine dei social media (+61%);
  • Whatsapp è l’app che sta ottenendo i maggiori incrementi di fruizione, dal momento che le persone stanno veramente cercando di tenersi in contatto con le proprie cerchie di familiari e di conoscenti (+40%) così come le altre funzioni di messaggistica social di Facebook e Instagram, particolarmente usate nella fascia di età tra i 18 e i 34 anni.

Cosa dicono questi dati alle aziende e ai brand?

In primo luogo, che il cambiamento quali-quantitativo della fruizione mediatica apre nuove opportunità di contatto con la clientela.

La permanenza online e sui social media deve essere riadattata in funzione di questi nuovi orientamenti di fruizione. L’aumento del consumo media-digitale da parte dei cittadini impone ai brand di essere costantemente presenti online. Una presenza che però va affiancata a una comunicazione che sappia tarare il delicato equilibrio tra l’essere vicini, prossimi, di supporto all’essere aggressivi commercialmente. 

Se da un lato, infatti, è importante per i brand rimanere “rilevanti”, dall’altro si deve assolutamente evitare di dare l’impressione di voler approfittare del momento, di mostrare cioè un opportunismo che possa danneggiare la propria brand image (ricorso ad una comunicazione umoristica, real time marketing che giochi con le preoccupazioni dei clienti, ecc.).

E’ questo forse il rischio più grande che le aziende e i brand corrono in questa fase: quello cioè di sembrare degli approfittatori.

Da questo punto di vista, l’indagine del Kantar ha raccolto anche le opinioni circa le attese dei consumatori rispetto alle aziende, evidenziando che:

  • i consumatori si aspettano che le aziende tengano conto della salute dei propri dipendenti (78%), che supportino gli ospedali (41%) e aiutino i governi (35%);
  • solo una piccolissima parte dei consumatori si attende uno stop della pubblicità: tuttavia i consumatori si aspettano che tali campagne pubblicitarie abbiano un impatto positivo sulla società. 
  • tra i temi che i consumatori vorrebbero venissero trattate dalle aziende nelle loro pubblicità spiccano il “parlare di come la marca è utile nella “nuova” vita di tutti i giorni” (77%) e il “raccontare/comunicare gli sforzi fatti dal brand per affrontare/migliorare la situazione” (75%) 
  • infine, il 40% degli intervistati dichiara che la comunicazione dovrebbe evitare i toni umoristici, anzi al contrario (60%) dovrebbe usare un tono rassicurante.

Alla luce di tali premesse, per un brand è importante capire come può rispondere alle esigenze di un “nuovo consumatore”, fruitore ad alta intensità di prodotti media-digitali ma anche particolarmente sensibile sul piano dei contenuti comunicativi da essi veicolati.

Nel prossimo futuro, anche al di fuori dell’emergenza Coronavirus, riteniamo che le aziende e i brand è su questi temi che dovranno riadattare le loro strategie di marketing: su questo terreno si giocherà la partita della brand reputation, quella che ti distinguerà (o meno) in un mercato in crisi ma competitivo, quella che orienterà il consumatore nello scegliere la tua Azienda.

Torneremo presto a parlarne!

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